Social Media per aziende: in quali e quanti social essere presenti?

Spesso e volentieri, soprattutto a seguito di un corso o di un amico/collega/beneaugurante che ha suggerito tra uno Spritz e l’altro “mi raccomando apri un account su quel social, è il più in voga al momento”, tantissimi brand finiscono con l’avere una serie di presidi social aperti e semi-abbandonati in 7, 8, 10 social network.

E siccome questi account sono il nostro biglietto da visita nel mondo digitale, non è una gran bella presentazione un profilo il cui ultimo aggiornamento risale a maggio 2013 e che non risponde alle richieste da mesi.

Già, ma come capire in quali social vale davvero la pena esserci?

Questi sono i criteri che utilizziamo noi in agenzia per scegliere, insieme al cliente, dove vale la pena creare un presidio professionale e ben gestito, quali sono gli spazi magari da valutare più avanti e quelli da scartare subito.

Per non perdere tempo prezioso, soldi e soprattutto, per dare un’immagine curata e coordinata del nostro brand.

1. Obiettivi e audience prima di tutto

Ricordiamoci sempre che il Social Media Marketing è Marketing prima di tutto ed è impossibile farlo bene senza un’analisi accurata e una conoscenza approfondita di chi siamo e dove vogliamo andare.

Sarà infatti in base ai nostri obiettivi e alle tipologie di persone che vogliamo raggiungere che sceglieremo i canali da presidiare; vogliamo intercettare e coinvolgere le casalinghe italiane tra i 35 ed i 50 anni? Beh, sicuramente Facebook è uno degli spazi che frequentano di più, ma anche Instagram sta avendo un’ottima crescita e ben si presta a brand con bei contenuti visual. Parti prima di tutto dai dati e ovviamente dai profili che hai intenzione di intercettare; è chiaro che se vuoi raggiungere i manager d’azienda tra i 40 e i 60 anni, LinkedIn è sicuramente uno degli spazi primari che andrei a presidiare, ma anche Facebook, con il suo potente sistema di advertising, può dare buone soddisfazioni.

Tieni anche presente la nazionalità delle tue target audience; se vuoi raggiungere un pubblico cinese, non puoi non pensare a piattaforme come Weibo e Wechat, che in quell’area fanno da padroni.

Parti dai numeri per scegliere dove investire, non dalle voci, dalle sensazioni e da “mia figlia mi ha detto che ora sono tutti lì”, in particolare:

  • studia dove sono i tuoi competitor e quali risultati “evidenti” hanno avuto dalla loro presenza in questo o quel social
  • dove le persone parlano del tuo brand
  • dove sono più presenti, qualitativamente e quantitativamente, le tue personas.

2. Budget e risorse umane per non prendere decisioni avventate

Coca Cola è presente praticamente ovunque; su Facebook, Instagram, Pinterest, Twitter, Linkedin, Snapchat e co.  

Anche IKEA è un po’ da tutte le parti, così come lo è Barilla, il punto però è che hanno un team dedicato e verosimilmente anche qualche centinaia di migliaia/milioncino di euro (se non di più) da investire in queste attività, tra paid e organic.

Ecco, quando scegli quali spazi abitare con il tuo brand, tieni presente prima di ogni cosa quante risorse, umane ed economiche, potrai allocare alla gestione di questi spazi, che richiedono un investimento costante in analisi, progettazione e creazione di contenuti, gestione della community e advertising per dare i loro frutti. Puoi anche pensare ad un piano che prevede in una prima fase l’apertura di 1/2 canali e di ampliamento in altri spazi in seconda istanza, soprattutto quando, alla luce dei risultati, sarà chiaro al management o a chi di dovere (e a chi tiene il portafogli) quanto sono significativi. 

Tra aprire un canale sull’onda dell’entusiasmo per poi lasciarlo abbandonato e non aprirlo affatto o aprirlo in un secondo momento, fidati, meglio la seconda opzione.

3. Testa, valuta, riduci o incrementa le attività a secondo dei risultati

Supponiamo che uno dei tuoi obiettivi primari sia l’offrire un canale alternativo di customer care per ridurre i costi, per questo hai aperto un account su Twitter, ma poi ti sei reso conto che, in realtà, sono arrivate pochissime richieste nei 12 mesi dall’apertura, pochissime per giustificare l’allocamento di tante risorse umane e budget, e magari invece sono incrementate le richieste di supporto tramite Facebook; in questo caso ti suggerisco non di chiudere l’account Twitter, ma di ridurne le risorse e spostarle verso il canale che si dimostra più performante. 

Ovviamente può capitare che quello che sembrava il miglior social network per la nostra attività ed obiettivi si dimostri invece poco funzionante e funzionale rispetto ad altri, in questo caso ti suggerisco, dopo esserti assicurato di aver fatto tutto il possibile, di rallentare anziché chiudere; questo perché le cose cambiano molto velocemente in questo ambito e sparire dall’oggi al domani non mi pare una gran pensata, soprattutto nei confronti di chi ti segue in quel canale e ti ha preso come punto di riferimento per le proprie richieste.

L’importante è valutare periodicamente l’andamento delle attività (almeno mensilmente) e fare un bel punto a fine anno per capire quali risultati ciascun spazio attivato ci ha portato, in modo da capire come continuare ad investire e come ridistribuire il nostro prezioso tempo e denaro.

 

Purtroppo non c’è una ricetta perfetta per tutti; ogni settore e ogni brand ha le sue specifiche audience ed i suoi budget, le sue risorse ed i suoi obiettivi. Analizza e testa per capire dove vale la pena investire, facendo affidamento sui dati ed evitando le scelte di pancia. 

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