Come riconoscere il Social Media Marketer Cialtrone

 

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Il Social Media Marketer è una figura relativamente giovane, ma anche richiestissima:

perché sempre più aziende comprendono l’importanza della Rete e quindi dei Social per il loro business, perché “tutti sono su Facebook e quindi ci deve essere anche la mia impresa, no?”.

insomma, per motivi più o meno nobili (e strategici), la richiesta di persone che creino un piano e gestiscano la presenza aziendale nei Social Network è sempre maggiore e trasversale, dalle piccole imprese fino alle multinazionali.

E, come accade un po’ in tutti i settori quando c’è una forte richiesta di mercato, sono tante le persone e le aziende di servizi a nascere o “reinventarsi” per poter attingere a questa nuova “miniera d’oro”, purtroppo non sempre con una formazione adeguata e la giusta esperienza.

Il problema quindi per molti imprenditori e manager diventa:

come faccio a sapere se la persona incaricata è preparata e sa quel che fa?

Come faccio a capire se ho messo in mano la faccia della mia azienda (sì, le metti in mano proprio faccia e reputazione) alla persona giusta o se, il consulente X/il collaboratore Y/l’agenzia Z, rischia di farle più male che bene?

Qui ti indico quelli che, a mio avviso, sono chiarissimi segnali di allarme che dovrebbero farti prendere in considerazione l’idea di fare il fagotto con tutti i tuoi account Sociali e darlo in mano a qualcuno che ne sa fare migliore uso.

Di corsa, possibilmente.

Prima, una precisazione importante…

Nessuno nasce imparato.

Io stessa ho fatto una marea di errori e tutti ne facciamo, soprattutto all’inizio, soprattutto quando il percorso è nuovo e si va delineando man mano che cammini.

Quello che però non va bene, non va assolutamente bene è fornire un servizio senza avere le competenze necessarie per erogarlo, solo perché è molto richiesto, è remunerativo, è il trend del momento, soprattutto se in mano hai la reputazione di un’impresa che si interfaccia con un numero indefinito di persone e ciò che racconta, come lo racconta, possono influire sulle decisioni di acquisto e sul posizionamento che ha nelle menti di una quantità imprecisata di consumatori.

Detto questo, partiamo con i chiarissimi segnali che forse la persona/agenzia alla quale ti sei rivolto non è proprio la scelta più azzeccata.

1) Post promozionali. Come se non ci fosse un domani

Da scappare, a gambe levate possibilmente.

Se la strategia del tuo Social Media Marketer risiede nel pubblicare solo o per la maggior parte messaggi commerciali, promozionali, “compra!”, “sconti imperdibili!”, “acquista subito!”, probabilmente la tua Pagina sarà vuota come il deserto dei Tartari e già questo dovrebbe farti capire che qualcosa non va.

Qualche like sparso qui e là, magari da parte di amici, dipendenti o clienti affezionatissimi, ma niente di più: questo non è Social Media Marketing, questo è trapiantare la tecnica promozionale da media tradizionale nel terreno del marketing digitale e, credimi, non funziona.

Pubblicare solo post promozionali costa meno tempo ed energie (quelle per pensare a cosa pubblicare per interessare e coinvolgere i nostri target, ad esempio), ma non è una strategia e non fa sicuramente bene alla tua azienda, né ai clienti o potenziali clienti che non abitano i Social Network con l’intento di essere bombardati con messaggi pubblicitari.

L’agenzia/professionista serio studia per il tuo brand un piano di contenuti in grado di farti raggiungere i tuoi obiettivi coinvolgendo, non convincendo, bilanciando i vari formati e le varie rubriche (ne parlo nel mio libro) in modo strategico, rispettando le logiche del social network.

Che no, non è una vetrina.

2)” Questa settimana abbiamo raccattato 180 nuovi fan: stiamo andando alla grande!”

Misurare il successo nei Social Network solo in base a quanti “mi piace ha la tua Pagina” è una delle cose più stupide che si possano fare: ci sono tante metriche (meglio ancora, KPI) che ti aiutano a capire se stai raggiungendo i tuoi obiettivi, ma di certo il numero di “mi piace” alla tua Pagina (o follower)  non è e non deve l’unico modo che hai per capire se la presenza della tua azienda nei Social stia dando frutti.

Si tratta di un numero facilmente gonfiabile (basta una campagna di Social ADS o, peggio, di acquisto fan/follower per vedere quel numero schizzare alle stelle) e non ti fa capire se stai raggiungendo i tuoi obiettivi.

Il tuo Social Media Marketer deve scegliere insieme a te quali sono i KPI da misurare, proprio in base a ciò che vuoi raggiungere in questi ambienti: offrire un servizio di social care? Far conoscere il tuo brand presso determinati segmenti? Acquisire traffico referenziato? Acquisire contatti qualificati? Vendere, più o meno direttamente?

In ogni caso, se è solo il numero di “Mi piace”, ma anche commenti, condivisioni e reazioni ciò che il tuo Socia Media Marketer misura per capire l’andamento della sua attività, c’è un problema.

Grosso, per altro.

3) Analisi e richiesta di informazioni: 3 domande in croce non bastano

Ti fideresti di un dietologo che ti rifila una dieta (spacciandola per “personalizzata”, oltretutto) dopo averti fatto 4 domande e preso 2 misure?

No e non dovresti, perché evidentemente non ti sta offrendo un regime alimentare calibrato in base alle tue necessità, stile di vita ed eventuali patologie, ma l’ennesima dieta generica ipocalorica che va bene un po’ per tutti (e magari rischia di creare danni al tuo organismo, proprio perché ha bisogni unici da indagare e ai quali rispondere).

Allo stesso modo, scappa da chi ti propone una strategia e un piano editoriale dopo averti fatto poche e generiche domande.

Non dimentichiamo mai infatti, nemmeno per un attimo, che se a questo lavoro è stata aggiunta la parola “marketing” c’è un perché:

il marketing, tra le sue mille sfaccettature, è analisi, definizione e studio dei target, creazione di valore per questo persone, progettazione di azioni coerenti con target e obiettivi.

Se il tuo Social Media Marketer si è limitato a chiederti le credenziali di accesso ai tuoi Social account e a farti qualche frettolosa domanda circa le promo in corso e “chi fornisce il materiale da pubblicare”, ma non ti ha fatto un’intervista approfondita (in genere più di una) per capire la tua realtà aziendale, mission, obiettivi, target, azioni precedenti, posizionamento voluto e aspettative per dirne alcune, hai un problema.

Come può infatti veicolare i valori della tua azienda, perseguirne gli obiettivi…se non li conosce?

Sarà un’attività raffazzonata e standardizzata, che costa sicuramente meno tempo e fatica a lui (che ci vorrà mai a postare 4 o 5 cose a settimana?) , ma porterà ben pochi benefici alla tua impresa.

Questa disciplina è e deve essere analisi, progettazione, monitoraggio e ottimizzazione.

Sempre, in un circolo virtuoso.

4)”Facebook, Twitter, Google Plus? Con il mio sistema pubblichiamo la stessa cosa ovunque, in un attimo”

Se copia e incolla la stessa medesima cosa in tutti i Social che gestisce per la tua azienda, hai un problema.

Se il tuo Social Media Marketer pubblica qualcosa su Facebook che si auto-ri-pubblica identico spiccicato in tutti gli altri Social, hai un grosso problema.

Ogni Social Network ha i suoi linguaggi, tempi, modalità di comunicazione e specifiche tecniche (prova a pubblicare un post di Facebook più lungo di 140 caratteri su Twitter!) , per ogni post che fai ne va valutata la compatibilità con target, obiettivi e calendario editoriale e va adattato al contesto.

Sicuramente pubblicare in un colpo solo ovunque fa risparmiare tempo, ma non è Social Media Marketing.

Nemmeno un po’.

Vale la pena ricordarlo:

Il Social Media Marketing è dare il messaggio giusto, alla persona giusta, nel momento giusto.

5) Report…che?

Il serio professionista analizza periodicamente le attività dei social account che gestisce per il tuo brand e ti invia report periodici (generalmente mensili, ma dipende dal tipo di attività e dalle richieste del committente).

Viceversa, come puoi sapere quali risultati state raggiungendo? A occhio? A “sensazione”?

Il serio professionista identifica e sceglie insieme al cliente quelli che saranno gli indicatori performance delle attività, gli eventuali test da fare, dove e come investire il budget pubblicitario, inviando costantemente dei report al cliente, commentandoli insieme a lui e, alla luce dei risultati e delle novità introdotto dai vari social network, rivedendo la strategia, tagliando “i rami secchi” e ottimizzando.

Niente report periodico? Nessuna proposta di implementazione, miglioramento, introduzione di nuovi formati/rubriche alla luce dei risultati, quantomeno ogni 12 mesi?

Ahi, ahi, ahi.

Altri errori madornali di Social Media Marketing che meritano una menzione (e un addio) speciale

6) Auto-condividersi costantemente i post/ mettersi “mi piace” da solo

7) Fare stalking agli utenti per venir considerato (es. mandare messaggi privati commerciali, pubblicare nelle bacheche altrui messaggi commerciali senza loro specifica richiesta, intervenire a gamba tesa in gruppi/discussioni per piazzare i propri contenuti)

8) Non avere un calendario editoriale (altrimenti detto “pubblicare cazzum canis”, quando si può e ci va)

9) Inserire millemila hashtag, ovunque, senza tener conto della specificità di ogni social network. È amatoriale, fastidioso, e spesso controproducente

10) Cancellare i commenti negativi e “far finta di niente”, anziché gestirli e trasformarli da criticità in opportunità

11) Non rispondere ai commenti, specialmente quando negativi

12) Pubblicare contenuti che non hanno niente a che vedere con identità/obiettivi dell’azienda ma raccattano “mi piace” (es. meme, aforismi “generici”)

13) Acquisire molte reazioni, commenti, condivisioni ed in generale interazioni da pubblici non conformi per caratteristiche demografiche a quelli che rappresentano le target audience del brand (es. se vendi in Italia e molte interazioni provengono da India e Africa, hai un problema gigante quanto il continente di cui sopra).

 

Questi sono dei chiarissimi segnali di allarme che ti dovrebbero far riflettere sulle reali competenze di chi ti gestisce i Social account aziendali;

è molto importante che i dirigenti delle imprese, piccole o grandi, abbiano un’idea di come andrebbe fatto ciò che incaricano di fare, di cosa sono gli spazi social, cosa offrono, che dinamiche hanno e, soprattutto, capiscano l’importanza dei Social Network per la propria azienda:

non è semplicemente una Pagina di Facebook.

Non è semplicemente una mini-estensione della propria impresa in Rete.

E’ l’agorà digitale in cui ci interfacciamo con i nostri clienti e potenziali clienti, in cui mettiamo la faccia ogni giorno e costruiamo (o distruggiamo) relazioni e reputazione.

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Tu cosa ne pensi?

Commenti

  • Pingback: Come riconoscere il Social Media Marketer Cialt...()

  • Christian Forgione

    Fantastico articolo e soprattutto argomento che va bene rispolverare ogni tanto
    Aggiungerei se dopo Max una settimana che gestisce la pagina ancora non è chiaro il concetto di Vanity Url

  • Ciao Veronica,
    Uhmm… nessuno ha risposto “tutto giusto!” o passato l’esame 😉

    Beh, io non ti nascondo che, a volte, utilizzo un post uguale su FB e G+ e lo faccio per vari motivi:
    1) i target di riferimento sono diversi (secondo me ed i profili che vedo)
    2) G+ è parte di Google, anzi è Google! Fb invece no

    Vale solo per questi due social,
    gli altri circa 10 Social intercambiabili viaggiano su strade diverse, come scrivi tu.

    è proprio sbagliato, secondo te?

    buona giornata

    • Ciao Loris!
      Personalmente differenzio i post G+ e FB:
      1)Per la possibilità di formattazione differente
      2)Per la tipologia dell’utente finale, quasi sempre diverso (e quindi con linguaggi, modalità di relazioni diverse)
      3)Per la possibilità che offre G+ come sorta di “micro-blog”
      😉

      • Ahnn ok…
        diciamo che utilizzo una sorta di via di mezzo qualche volta..

        Grazie per la tua disponibiltà 😉
        +LorisCastagnini

  • Paolo Pugni

    ehm, io 2-3 errorini li faccio, magari dico che sono una scelta strategica, un essere differentemente marketer.. credo che cambierò…

    • Paolo tutti facciamo errori, stai serenissimo!
      L’importante è riconoscerli, capirne il motivo e virare verso orizzonti di metodo più performanti 😉

  • Pingback: Aiutati che il social t’aiuta | Davide Licordari()

  • Concordo con tutto, faccio solo in piccolo appunto circa “Il #SocialMediaMarketing è, prima di tutto, #marketing”. Temo che la definizione di marketing per molti sia ancora sinonimo di “vendere a tutti i costi” e non di “strumenti e tecniche per giungere alla vendita”.

    • Marino, anche qui è da vedere cosa si intende per Marketing,
      personalmente amo molto la definizione di Kotler come “l’arte e la scienza di individuare, creare e fornire valore per soddisfare le esigenze di un mercato di riferimento, realizzando un profitto”.

  • giulia

    sottoscrivo tutto. Aggiungerei: diffidate da un SMM che nella vita reale è asocial e tratta male colleghi e dipendenti…

    • Anche perché non siamo e non possiamo esser fatti “a compartimenti stagni” 😉

  • Ciao Giuseppe, grazie mille!
    Vedo cosa riesco a fare 😉

  • Dai “solo” 2 punti e 1/2 ho cannato alla grande…uno in particolare continuo a sbagliare: il monitoraggio dati. Ma ce la posso fare, e poi ho iniziato da poco 😉

    Articolo stupendo, complimenti Veronica, buona giornata!

    • Grazie Roberto!
      Tranquillo, non nasciamo imparati ed è un terreno cosparso di errori da fare…l’importante è riconoscerli e non ripeterli 😉

  • Sono commosso. L’articolo sintetizza mirabilmente le principali mostruosità che si vedono in giro, anche a livelli relativamente alti.

  • diegocarc

    Questo articolo mi stava entusiasmando, più leggevo più mi convincevo che in molti casi sono stato bravo a fare il mio lavoro…ma poi arrivo al punto 5 e mi cade il mondo addosso…Cara Veronica deduco dal punto 5 che lavori per una sola azienda per tutto l’anno… 🙂 perché fare il Social Media Marketer all’interno di un agenzia di comunicazione comporta avere tanti clienti e se vuoi differenziare il messaggio senza usare tool come hoosuite e tanti altri…ci sarebbe da impazzire. Conclusione sono ahimè un “cialtrone”…

    • Ciao Diego!
      Beh, diciamo che tra le competenze primarie che, a mio avviso, deve avere un Social Media Marketer, c’è quella di riconoscere a ogni Social Network un approccio, una cifra linguistica e delle feature specifiche, per cui ha ben poco senso piazzare lo stesso identico messaggio su Facebook, Twitter, Google Plus e Instagram. Poi a ognuno le proprie considerazioni 😉

      • diegocarc

        Ciao Veronica, guarda che la mia non era una considerazione, ma una “constatazione” 🙂 …chi lavora all’interno di un Agenzia di Comunicazione, sopratutto se quest’ultima ha tanti clienti, deve fare di necessità virtù…Quello che voglio dire e che posso condividere il tuo pensiero, perché anche io credo che il medesimo messaggio spiattellato su tutto l’universo social sia un non sense, ma in alcuni casi è assolutamente necessario… Ho voluto sottolineare questo anche per far capire a chi si trova a leggere il tuo articolo che non è che se uno pubblica il medesimo messaggio su tutti i social è per forza un “cialtrone”, magari lo fa perché “deve” farlo…Diverso il discorso per il freelancer che lavora per conto suo e dedica tutta la giornata ad un unico cliente, in quel caso se non differenziasse i messaggi, non sarebbe un cialtrone, ma un vero truffatore che fa perdere solo tempo. In conclusione, e scusa se mi sono dilungato, se un azienda vuole un Social Media Marketer che lavori rispettando scrupolosamente tutti i tuoi punti, dovrebbe pensare di inserire una figura professionale direttamente in azienda, un dipendente che si occupi di questo lavoro tutto il giorno e 6 giorni su 7…una cosa che è dura da far comprendere anche alle grandi aziende.
        Saluti e complimenti

        • Vhale Alemanno

          Ti assicuro che anche lavorando per un’agenzia di Comunicazione, anche lavorando per 2, 3 o 9 clienti, differenziare il messaggio sui social è abbastanza fondamentale come mossa. Quando insegno in aula racconto anche io esattamente le stesse cose e, ti assicuro, resto freelance ^__^
          Dipende un po’ da organizzazione, approccio, gestione.

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  • Visit Maremma

    Ottimo artcolo che ha suscitato una discussione molto interessante. Come aggiornamento c’è da aggiungere che al #BM015 è emerso un quadro che ci indica chiaramente che bisogna saper riconoscere anche i web designers e gli sviluppatori cialtroni che sembrano essere molto numerosi

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  • Giuseppe Contartese

    Ciao Valentina,
    Tutto giusto forse un po’ troppo da manuale.
    Ma ottimi consigli!
    😉

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