
Ogni anno i benchmark social diventano una sorta di bussola per marketer, brand e social media manager. Ma nel 2026 più che mai il rischio è uno: limitarsi al numero, senza capirne il contesto.
Like, commenti, visualizzazioni ed engagement rate non raccontano più una storia lineare. Raccontano piuttosto come cambiano i comportamenti delle persone e, di riflesso, il modo in cui le piattaforme premiano o penalizzano certi contenuti.
I dati che vedremo in questo articolo derivano dall’analisi di oltre 70 milioni di post pubblicati tra il 2024 e il 2025 su Instagram, TikTok, Facebook e X, raccolti dal report 2026 di Socialinsider. Non sono quindi “medie da guru”, ma numeri utili per orientare decisioni reali.
Engagement rate 2026: attenzione a come lo leggi

Il primo dato che salta all’occhio è la distanza sempre più netta tra le piattaforme.
Nel 2026 TikTok registra un engagement rate medio del 3,70%, in crescita del 49% anno su anno. Instagram resta quasi stabile allo 0,48%, Facebook fermo allo 0,15%, mentre X scende allo 0,12%.
Letti così sembrerebbero numeri “buoni” o “cattivi”. In realtà dicono altro: TikTok continua a essere una piattaforma di scoperta e risposta attiva, mentre Instagram e Facebook stanno spostando il valore su segnali meno visibili, come watch time, salvataggi e condivisioni private.
Tradotto: se guardi solo l’engagement rate pubblico, rischi di sottovalutare contenuti che in realtà stanno lavorando bene per reach e conversioni.
Questi dati ci dicono anche che, come conferma lo stesso Social Media Study di Metricool, TikTok resta una piattaforma molto interessante per chi vuole crescere e, anche essendo più giovane, raccogliere interazioni visibili (like, commenti…) più facilmente.
Like in calo? Non è sempre un problema

I like medi raccontano una dinamica interessante. TikTok cresce, Instagram cala, Facebook sorprende con un rimbalzo positivo.
Su Instagram il calo dei like non indica contenuti peggiori, ma un cambio di priorità della piattaforma. Oggi l’algoritmo pesa molto di più il tempo di visualizzazione, i salvataggi e le condivisioni in DM proprio perché come ha più volte detto il capo di Instagram, Adam Mosseri, gli utenti utilizzano sempre più le conversazioni private per interagire. Il like è diventato un’azione secondaria, non un indicatore primario di distribuzione.
Facebook, al contrario, mostra segnali di vitalità proprio quando i brand smettono di trattarlo come un semplice canale di cross-posting e tornano a lavorare su contenuti conversazionali e community-driven.
Commenti: meno pubblici, più selettivi

Nel 2026 i commenti calano su TikTok e Instagram, crescono su Facebook e restano minimi su X.
Questo non significa che le persone non interagiscano più. Significa che l’interazione si è spostata altrove, come già abbiamo detto: messaggi privati, gruppi, chat, condivisioni silenziose.
Soprattutto sulle generazioni più giovani, il commento pubblico è diventato un atto “costoso”. Prima di commentare, si guarda, si valuta, spesso si condivide in privato. Se il tuo contenuto genera conversazioni fuori dal post, sta comunque funzionando.
Le condivisioni sono il nuovo segnale forte

Se c’è una metrica da osservare con attenzione nel 2026, è questa, la vera regina delle interazioni “nascoste”: la condivisione.
TikTok cresce del 45% nelle condivisioni, Instagram del 12%, Facebook del 30%. X resta stabile, ma con dinamiche molto legate all’attualità.
La condivisione è oggi il vero segnale di valore: indica che il contenuto è utile, rappresentativo o emotivamente rilevante. Non è un gesto automatico. È una scelta.
Per questo i contenuti che funzionano meglio sono quelli che le persone vogliono mandare “in chat”.
Visualizzazioni: più opportunità, meno ossessione

Le visualizzazioni crescono quasi ovunque, soprattutto su Instagram (+29%), anche grazie al passaggio concettuale da “impression” a “views”.
Questo apre una grande opportunità per brand e professionisti: la reach organica non è morta, ma richiede contenuti video chiari, leggibili e coerenti.
Nel 2026 contano meno la perfezione e più la costanza, la capacità di farsi capire nei primi secondi e di creare qualcosa che realmente “intrattenga” la nostra target persona.
Tutto il resto è rumore.
Frequenza di pubblicazione: meno è spesso meglio

I benchmark mostrano una tendenza chiara: Facebook riduce drasticamente la frequenza, Instagram e TikTok restano stabili, X accelera.
Il punto però non è “quanti post fare”, ma quanto valore riesci a mantenere nel tempo. Pubblicare cinque volte a settimana può funzionare per team strutturati, ma per piccoli brand che già fanno fatica a fare 2 contenuti di valore a settimana vale la regola di sempre: meglio meno ma strategico e fatto bene che tanti post tappabuchi che alla lunga allontanano le persone anziché avvicinarli.
Meglio meno contenuti, ma pensati e fatti con criterio.
Conclusione: i benchmark servono, ma non decidono al posto tuo
I Social Media Benchmarks 2026 sono uno strumento utile solo se letti nel modo corretto, degli indicatori di massima che ci informano circa i trend delle varie piattaforme e che ci aiutano ad aggiungere contesto ai nostri dati. Non sono obiettivi da inseguire alla cieca, ma coordinate per interpretare i segnali.
Il vero lavoro oggi non è “fare più engagement”, ma capire che tipo di interazione stai generando, dove avviene e che impatto ha sul tuo posizionamento e sui tuoi obiettivi di business.
