Perché hai bisogno di un Social Media Manager professionista

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Lo so, la tentazione è grande: con tutte le spese che ci sono, non sarebbe meglio gestirsi in casa almeno i Social? Tanto, che ci vuole? Non lo può forse fare la commessa, il receptionist o, perché no, lo stagista, che è giovane e sicuramente portato? 

Purtroppo è un modus operandi che che porta ad errori madornali e, se è più comprensibile quando fatto da parte di micro-imprese in cui il proprietario è anche amministratore, ufficio marketing, commerciale, commesso e tutto il resto, è un grande sbaglio quando è ad opera di aziende un po’ più strutturate e/o che, per il mercato in cui operano, nei Social vedono un canale fondamentale di notorietà e vendita (mi vengono in mente il settore dell’estetica, fashion, make-up, food, giusto per citarne alcuni mercati in cui questi canali giocano davvero un ruolo centrale nel Customer Journey).

Ma perché vale la pena investire in un Social Media Manager professionista? Quali vantaggi offre? E quando è il caso di internalizzare la gestione dei social?

1. Non basta pubblicare post per fare business con i Social Media

Saper pubblicare post su Facebook e Instagram non ha assolutamente niente a che vedere con il Social Media Marketing: l’improvvisato o “l’incaricato-in-house-di-turno” infatti si limita a farsi dare – o scattare – qualche foto, scrivere un po’ di testo di accompagnamento, magari buttarci sopra una decina di hashtag e pubblicare contenuti X volte alla settimana.

Il professionista, invece, che tu lo veda o meno (sta anche a lui saperti comunicare il valore del suo lavoro con un preventivo professionale, ovviamente), fa una serie di cose in più, che quasi sempre fanno la differenza tra “mettere qualcosa su Facebook e Instagram” e rendere i Social Media vere risorse per il tuo brand, come:

  • Analizzare, definire gli obiettivi e target personas del tuo brand e in base a quelli determinare frequenza, tipologia e formato dei contenuti da utilizzare
  • Progettare e sottoporre ad approvazione un piano editoriale strategico e sostenibile  
  • Ottimizzare i contenuti per garantire loro la massima diffusione e il massimo orientamento all’obiettivo
  • Progettare, programmare e gestire campagne di Social Media Advertising diversificate in base al grado di maturità del brand e agli obiettivi
  • Testare costantemente gli elementi per garantire il migliore risultato
  • Analizzare i risultati ottenuti e ottimizzare le strategie in base a essi

Come vedi “pubblicare post” è solo la punta dell’iceberg di un lavoro che, se non ha solide basi, rischia di non portare da nessuna parte.

2.  Aggiornamento e presidio costante degli spazi social

Chi fa seriamente il Social Media Manager professionista sa bene quanto l’aggiornamento continuo sia parte fondamentale del proprio lavoro, così come la presenza quotidiana negli spazi social (motivo per il quale quando sento che la gestione dei social in azienda viene data a qualcuno che dichiara di odiarli mi vengono i brividi) , in modo da rilevare eventuali modifiche e novità e applicare nel proprio lavoro.

I social network si aggiornano alla velocità della luce e ogni giorno escono aggiornamenti su nuovi strumenti, strategie e policy che è indispensabile (no, non semplicemente “consigliabile”) conoscere, se si vuole rendere i social concrete risorse per la propria attività.

Ovviamente questo continuo aggiornamento non solo richiede una ricerca e validazione delle fonti, ma anche ore e ore a settimana dedicate solo a questo, per non parlare dei corsi di formazione che vanno seguiti periodicamente per restare al passo con strumenti e strategie del momento.

Da non dimenticare poi gli eventuali bug e novità non annunciate di cui le piattaforme, specialmente Facebook e Instagram, fanno dono ogni giorno e che richiedono continui scambi in gruppi di settore e con il centro assistenza.

Siamo sicuri che la figura interna alla quale abbiamo “lasciato” la gestione dei social abbia l’interesse (fondamentale per fare bene questo lavoro), il tempo e le risorse per un aggiornamento e confronto costante?

3. Gestione continua e strategica di campagne di Social Media Advertising

Lo sappiamo bene, i social network non sono gratis per le aziende, e per renderli reali risorse di business richiedono un investimento periodico, diversificato e strategico in campagne pubblicitarie.

Ciò è particolarmente chiaro per Facebook e Instagram, di cui basta guardare i dati analitici per capire che, nella maggioranza dei casi, raggiungiamo solo una piccola parte di chi segue gli aggiornamenti del nostro brand.

Questo significa che, se vogliamo far conoscere la nostra attività, stimolare la considerazione di acquisto, l’acquisto e l’acquisto ripetuto, dobbiamo investire periodicamente in campagne pubblicitarie e per farlo bene è necessario:

  • analizzare Customer Journey dei clienti e quindi dove e come integrare i social media
  • analizzare e creare i Pubblici (custom audience, core audience, lookalike…) da raggiungere con campagne mirate
  • distribuire il budget in base ai canali social, agli obiettivi e alla stagionalità del prodotto/servizio che si vuole promuovere
  • progettare e impostare delle creatività mirate
  • testare pubblici, creatività, posizionamenti, etc
  • impostare correttamente gli strumenti di tracking (pixel, monitoring tool, tag…)
  • monitorare costantemente e ottimizzare le campagne

Come puoi vedere no, mettere in evidenza ogni tanto un post con 10 euro non è una strategia.

4. La reputazione del tuo brand non è un gioco

Lungi da me seminare panico, ma è pieno lì fuori di brand che, probabilmente, gestendo la propria presenza social (e quindi della propria reputazione) in modo superficiale e/o poco professionale hanno fatto scivoloni di cui si è parlato per anni, i cosiddetti Social Media Fail.

Dobbiamo ricordarci infatti che nei Social è in gioco la faccia del nostro brand, è lui che parla in prima persona attraverso gli account che sono stati creati, per cui se non definiamo bene il tono di voce, l’identità, la policy interna ed esterna, per non parlare della gestione di eventuali commenti negativi e crisi, il rischio di errore è davvero dietro alla porta, inoltre presentarci in modo sciatto, incoerente, usando contenuti di scarsa qualità, dà un’immagine della nostra realtà che non credo vogliamo dare.

Scegliere quindi a chi far gestire la nostra presenza social non è qualcosa che va fatto superficialmente, ma in modo ben ponderato.

Quando è il caso di internalizzare la gestione dei Social Media?

Se abbiamo in organico persone che dimostrano un interesse reale e un’attitudine ai social e sulle quali vogliamo investire, allora certamente possiamo pensare di investire su di loro e internalizzare la gestione dei social; questo non significa rinunciare al supporto di un Social Media Specialist professionista, ma farlo crescere in azienda.

Come spiegato in Social Media e Aziende: gestirli internamente o esternalizzare?, ci sono dei casi nei quali infatti è addirittura consigliabile creare un Social Media Team interno, magari prevedendo un supporto in termini di consulenza e aggiornamento da parte di professionisti/agenzie esterne o optando per formule ibride in cui una parte, ad esempio quella relativa all’advertising, è esternalizzata e quella di community management viene svolta all’interno.

Il punto è che, in ogni caso, poiché i Social svolgono sempre più un ruolo importante per la reputazione, la notorietà, la considerazione di acquisto e la customer care dei brand, in modo certamente variabile in base al settore, nessuno si può permettere di prendere la questione sottogamba, anche perché i numeri parlano chiaro.

E continuare a sottovalutare la professionalità e l’aggiornamento costante che richiede abitare efficacemente questi spazi è un errore che può costare caro.

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Veronica GentiliPerché hai bisogno di un Social Media Manager professionista