Il futuro del business: lascia che ti presenti la Generazione C

La generazione C

Hai presente quelle persone che sembrano avere un costante bisogno di condividere momenti più o meno significativi nei social network?

Quella schiera di esibizionisti digitali che scoprono, imparano e comunicano attraverso la Rete?

Fanno parte della Generazione C ( Connected Generation) , futuro del genere umano… e, soprattutto, del business.

 

La rivoluzione nel modo di esprimersi: un approccio diverso al racconto di sé e  alla condivisione di esperienze 

C’è una cosa che devi sapere a proposito della Generazione C prima di approfondirne il significato:  non è un gruppo basato sull’età, ma sulla connessione.

Brian Solis

La prima cosa che ti verrà da pensare è che non si tratti di un cambiamento imminente, ma piuttosto collocato in un futuro imprecisato dove chi è cresciuto grazie e attraverso i media digitali ne avrà fatto uno strumento imprescindibile per imparare e raccontarsi.

In realtà, nonostante i pareri siano discordanti e alcuni esperti parlino di Generazione C riferendosi ai nati tra il 1982 e il 1996, io credo che sia un concetto legato alla modalità di connessione ed espressione che niente ha a che vedere con l’età.

La Generazione C crea e condivide contenuti attraverso il Web, è parte attiva nelle varie community, esprime opinioni e racconta le proprie esperienze attraverso i media digitali:

in questo panorama l’età diventa un fattore anagrafico insignificante a fronte di uno stile di vita e connessione che può essere abbracciato da chiunque, ovviamente facilitato nella “padronanza del mezzo” da parte dei nativi digitali.

Stiamo parlando di una generazione connessa, comunicativa, contenuto-centrica e altamente egocentrica, che ben si racconta in quel contatto che probabilmente hai e che ha un bisogno continuo di scrivere, postare e commentare ciò che fa e che pensa, quasi fosse un lavoro a tempo pieno.

 

La rivoluzione nel mondo del business: un nuovo modo di studiare, trovare e coinvolgere il cliente potenziale

La moneta corrente dell’economia digitale non sono i soldi, ma l’attenzione.

Brian Solis

In questa società iperconnessa e egocentrica,  i protagonisti non sono più i brand ma le persone e i loro “egosistemi” nei quali convivono varie audience, attraverso i quali vengono costantemente condivise esperienze che riguardano i brand stessi.

Ogni singola esperienza condivisa diventa un’opinione importantissima per guidare il processo di scelta e acquisto degli altri.

Chiediti quante volte le tue scelte sono state influenzate dalle recensioni di TripAdvisor, dai commenti che i tuoi amici hanno scritto su Facebook o Twitter riguardo a quel locale dove sono state a mangiare o ai loro acquisti recenti, dalle varie recensioni che la Rete ti ha offerto su quel prodotto che volevi comprare: ti sorprenderai nel renderti conto di quanto la riprova sociale digitale diventi ogni giorno più importante come leva decisionale.

Purtroppo non tutte le aziende sono pronte per accogliere e comprendere le esigenze e le modalità comunicative  della Generazione C:

molte non sopravviveranno al Darwinismo Digitale, questa evoluzione rapidissima nel comportamento del consumatore che è difficile da comprendere e gestire, ma soprattutto, alla quale è complicato allinearsi.

 

Io come azienda cosa posso fare per cavalcare il cambiamento in modo vincente?

Se credi che basti qualche azione strumentale per poter sopravvivere al Darwinismo Digitale e raccontarlo, ti sbagli.

Non puoi semplicemente “rimettere apposto”  il tuo sito web o creare un app che lo possa promuovere e valorizzare:

qui si tratta di una comprensione reale di questa nuova generazione di consumatori, di un re-design profondo di strategie e obbiettivi, di una vision che tenga conto di come le persone sempre più si esprimono, di come intercettarle e interagire con loro.

E’ capire come, quando e dove puoi entrare a far parte dei vari egosistemi e dei racconti che ogni giorno gli utenti regalano alla Rete.

 

Credit: Digital Darwinism and the Dawn of Generation C

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Veronica GentiliIl futuro del business: lascia che ti presenti la Generazione C