Il Social Media Marketing si fa (almeno) in due

social media marketing

 

Si, è vero, lì fuori è pieno di Social Media Cialtroni.

Ci sono tantissime web agency che improvvisano reparti specializzati e tante agenzie di comunicazione che dal giorno alla notte cambiano pelle, diventando “esperti in campagne Facebook”.

È vero ed è un fenomeno contro il quale sempre più ci scontreremo, vista la crescente richiesta di mercato per queste figure.

Ma se non fosse sempre colpa del cialtrone di turno?

Se spesso, invece, fosse proprio il committente, il piccolo o grande brand di turno, dopo un mare di promesse e “tranquilli, vi daremo tutto il materiale necessario”, “nomineremo una risorsa interna che vi farà da referente e vi manderà qualsiasi contenuto praticamente-in-tempo-reale”, a diventare sempre meno collaborativo e partecipativo?

Perché, uno degli aspetti cruciali e determinanti in una social media strategy che si rispetti sono proprio i contenuti: originali, unici, in grado di comunicare in modo autentico il brand.

E se l’azienda non partecipa nella creazione degli stessi, diventa un’utile caccia all’aforisma, alla notizia del giorno e ai contenuti riempitivi che difficilmente porteranno risultati.

La sindrome da promesse di matrimonio e i risultati che non arrivano

Spesso succede così; conoscenza, feeling, presentazione del preventivo, grandi promesse ed entusiasmo (“faremo-cose-incredibili-insieme”/”abbiamo-materiale-A-PACCHI-da-darvi”), nomine di referenti interni vari per il reperimento dei materiali e i contatti diretti con l’agenzia/professionista di turno (che nel caso di micro-imprese si traduce in un contatto diretto con il capo, la segretaria o uno dei dipendenti) e poi…non si sa bene cosa succeda.

Proprio come accade a volte nei matrimoni, dopo una serie di promesse e sogni fantastici, la quotidianità si rivela totalmente diversa; tutto il materiale che doveva arrivare s-i-c-u-r-a-m-e-n-t-e per i primi del mese inizia a latitare, quei famosi blog post che dovevano uscire almeno 2 volte a settimana si sono persi nell’aere, quei dipendenti che si erano dichiarati disposti a fare delle mini-video-pillole sono dati per dispersi e, magari, vieni a sapere di un importantissimo evento legato al brand da un giornale locale. Due giorni dopo che si è svolto.

Con i brand più grandi può non essere un problema poiché hanno abbastanza budget da poter delegare esternamente la creazione di tutti i contenuti ritenuti importanti (anche lì, resta comunque fondamentale l’approvazione, l’aggiornamento ed il feedback continuo di un referente interno), ma per le attività medio-piccole, che sono la maggior parte, spesso lo è.

 

Perché se rappresenti una catena di prodotti bio e non mi dai (per tempo!) materiale per raccontare le novità appena arrivate (non 3 settimane dopo), gli eventi che si sono svolti, la filosofia del negozio, le persone che ne sono l’anima, è un problema;

se rappresenti un ente di formazione il cui tratto distintivo sono i docenti e la qualità dei corsi e non mi fornisci pillole di contenuti (che solo TU e i docenti potete conoscere, il Social Media Specialist difficilmente può), articoli, che facciano emergere proprio questo, la vedo dura riuscire ad avere dei risultati;

dopo poco, il Social Media Manager/agency di turno si troverà frustrato, con un sacco di tempo perso a sollecitare il committente con idee cadute nel vuoto e richieste di materiali mai ricevuti ed il committente si sveglierà un giorno con l’idea che “mah, questa agenzia non mi sembra stia facendo un gran lavoro…”, non avendo ben chiaro che QUESTO GRAN LAVORO SI FA IN DUE, sennò non funziona.

La centralità dei contenuti e dell’anima del brand

Vedi, caro imprenditore o responsabile del reparto marketing, il nostro è un lavoro certosino, analitico, di studio continuo, tutto finalizzato al riuscire a raccontare il tuo brand in modo fedele, facendone emergere punti di forza e peculiarità, dando loro una forma variabile a seconda dei tuoi obiettivi di business, siano essi brand awareness, customer retention, lead generation, vendita, eccetera.

E no, non sono chiacchierine fuffose per intortare il cliente in fase conoscitiva (forse non ci siamo mai incontrati, ma sono un tipo terribilmente pragmatico e goal-oriented), si tratta proprio di opportunità;

ognuno di noi (ed i nostri clienti, soprattutto) è ogni giorno sempre più bombardato da messaggi, immagini, aziende che cercano di catturarne l’attenzione. Scoprire qual è la nostra proposizione di valore, i nostri punti di forza e raccontarli costantemente in modo originale è la sola e unica strada che abbiamo per diversificarci, per creare una base fan profilata e attiva, per raggiungere i nostri obiettivi (prova a fare una campagna di lead generation su Facebook parlando di “azienda giovane e dinamica” e “ottimo rapporto qualità/prezzo” e poi fammi sapere quanto converte).

Semplicemente, la fotina striminzita tre volte a settimana non basta più (se è mai bastata).

Il timing: no, tra 3 settimane non va bene

Ora, non dico che tutte le attività vadano raccontate in real time, ma non è nemmeno possibile postare su Facebook i nuovi arrivi 15 giorni dopo o scrivere di un evento solo quando ormai è passato. 

Come avrai notato, dall’avvento dei Live Video alle Stories, il mondo social si sta sempre più muovendo sul qui e ora, per cui non puoi pensare di aggiornare (o far aggiornare) gli account della tua azienda a scoppio ritardato; magari, rifletti sul fatto se, data la tua tipologia di attività (es. basata sugli eventi) non sia il caso di valutare altre opzioni Social Media Management, formare un team interno o prendere un consulente a supporto e gestire internamente le attività.

Ricorda che senza il contributo essenziale di chi conosce il brand, lo vive e lo respira ogni giorno, diventa impossibile fare un buon lavoro, anche al Social Media Specialist più bravo.

Rifletti un attimo con me

Sempre più spesso ci vengono richieste analisi sulle attività che svolgono team interni o agenzie esterne per gli account social di questo o quel brand; prendiamo questo tipo di lavoro con grande serietà e attenzione, poiché criticare il lavoro dei colleghi è maledettamente facile, capire invece se effettivamente potrebbero fare meglio e come, mettendo da parte la voglia di affossare il prossimo e mostrandosi migliori agli occhi del committente, ma fa sentire decisamente in pace con il mondo.

Non è raro che, dopo un’attenta analisi, ci rendiamo conto che in realtà questi poveri colleghi fanno il meglio che possono con il magro materiale che hanno; beh, di certo non puoi fare post super-creativi se non hai il budget per farli, né campagne iper-performanti se è il cliente a fornire la grafica che sembra fatta con Paint da una scimmia bengalese ubriaca, né lanciarsi in mirabolanti progetti di storytelling quando l’unica cosa che ti è stata data sono un paio di video di presentazione dell’azienda targati 2009.

Capisci cosa intendo?

Ricorda sempre, come imprenditore o manager: il Social Media Marketing fatto bene si fa almeno in due.

E se non metti in condizione il tuo Social Media Manager/agency di lavorare al meglio, che la tua azienda sia piccola o grande, non ti stupire dei pochi risultati che avrai.

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Commenti

  • Condivido con te il succo di questo articolo e vorrei aggiungere: il 75% della tempistica di un progetto (sito web o campagna seo nel mio caso) è dovuto esclusivamente alla comunicazione con il cliente. Come PianoWeb abbiamo creato dei documenti da fornire ai nostri clienti in cui esplicitiamo chiaramente cosa ci serve OBBLIGATORIAMENTE e in che tempistiche. Qualcosa sta migliorando… ma la strada è ancora lunga, servirebbe una maggiore comprensione del nostro lavoro e dei principi di comunicazione di base.

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