Facebook Marketing, le verità con le quali ogni brand deve fare pace

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Nell’ultimo periodo il buon Facebook si è evoluto tantissimo, tanto da diventare il Re incontrastato dei Social Network, con oltre un 2.07 miliardi di utenti attivi nel mondo ogni mese e 33 milioni in Italia. E sì, a dispetto di chi ad ogni cambiamento scrive in lungo e in largo “basta, ora mi cancello!”, la crescita è costante, del 16% anno su anno.
Il punto è che la piattaforma è talmente cambiata negli anni che oggi ci mette davanti ad una serie di realtà che, come brand, se non ben assimilate, rischiano di rendere la nostra attività di Facebook Marketing poco produttiva e inconcludente, senza contare i continui mal di pancia che provoca.

Ecco quindi i dati di fatto con i quali chiunque voglia rendere Facebook una risorsa di business per la propria attività deve fare pace il prima possibile, si tratti di un cliente finale che deve sviluppare fin dall’inizio un corretto approccio alla piattaforma per non restare deluso o di un marketer che voglia fare Facebook Marketing sul serio.

1. “La persona” principale da fare felice non sei tu, azienda

Quando vedi un nuovo strumento che non ti piace o del quale non capisci l’utilità, quando vedi un cambiamento all’algoritmo che ti fa arrabbiare, ricordati sempre che non è certamente l’azienda X che ha la pagina Facebook l’utente principale che la piattaforma vuole far felice, ma chi ne determina il reale valore: gli utenti.

È grazie a loro se Facebook ha uno dei sistemi pubblicitari più sofisticati al mondo – grazie alle informazioni che condividono ogni giorno -, è grazie a loro che monetizza mostrando annunci pubblicitari, sono le persone con i loro profili personali e i simpaticissimi “Buongiornissimo kaffè?!” che fanno felici gli azionisti di Facebook inc. 

Certo, è anche importante tenersi buone le aziende piccole e grandi affinché continuino a investire sulla piattaforma, ma non ho dubbi che a Menlo Park quando si tratta di introdurre, togliere, modificare una feature la priorità siano sempre gli utenti, i Marco o Virginia che ogni mese spendono ore sul social network più abitato del mondo.

Ricordatelo, quando ti vorrai lamentare dell’ennesimo cambiamento che non ti piace e prova a ragionarlo da utente e in prospettiva; probabilmente ci vedrai anche delle possibilità di business per te.

2. Il vero valore competitivo: la capacità di evolvere ogni giorno, alla velocità della luce

Non serve lavorare su Facebook da molto tempo per rendersi conto che strumenti, strategie, feature arrivano, spariscono e cambiano molto velocemente; se questo da una parte è fonte di grande frustrazione e arrabbiature, dall’altra rappresenta secondo me una delle caratteristiche uniche di questo social network, che gli ha permesso di essere oggi ciò che è.

La capacità di evolversi costantemente, raccogliere velocemente i feedback dagli utenti e trasformarli in decisioni, dismettere in corsa funzionalità che non danno risultati, adattarsi rapidamente ai nuovi trend e alle richieste di chi lo abita ogni giorno; insomma, quello che il buon Twitter ad oggi non riesce a fare. 

E quindi, ogni volta che ti ritrovi davanti all’ennesimo bug, all’ennesima funzionalità che “ma-che-c’entra-questo-adesso” ricordati che sono tutti questi cambiamenti continui a rendere oggi Facebook il posto social migliore in cui far stare e raccontare il tuo brand.

E no, non hai alternative, perché quasi sicuramente per il tuo brand non esiste altro spazio social che ti garantisca volumi, qualità e un sistema inserzionistico come quello che offre Facebook.

3. Facebook non è gratis per chi vuole farci business, fine della storia

Ogni volta che sento qualche marketer, manager, imprenditore, lamentarsi del fatto che “Facebook dà sempre meno visibilità gratuita alle aziende, basta, me ne vado”, vengo presa dallo sconforto. Di lì capisco che non solo la persona in questione non ha la minima idea di come funzioni l’algoritmo, ma ancora crede che Facebook sia l’eldorado della pubblicità gratuita, in modalità 2010.

Ecco, facciamo pace con il fatto che Facebook non è gratis, perché prima lo facciamo prima possiamo concentrarci su una strategia paid di medio-lungo periodi che ci porti risultati.

No, Facebook non è gratis per chi ha intenzione di acquisire contatti e clienti tramite questo strumento in modo continuativo (le botte di viralità passeggera le lasciamo a casa), semplicemente perché, per riassumere, lo spazio in cui vengono mostrati i contenuti – la Sezione Notizie – è sempre lo stesso, mentre le persone condividono sempre più cose e se Facebook deve scegliere se sacrificare il post sulla nuova linea di prodotti da forno del Sor Peppino il Panaio e la foto del primo giorno di scuola del nipotino condivisa da nostro fratello, stai pur certo che sacrifica il primo.

Le cose verosimilmente peggioreranno, quindi ti consiglio di metterti nell’ordine delle idee di prevedere un budget mensile costante da allocare ai tuoi post e promo, per garantire loro una buona visibilità sulle audience di tuo interesse.

Viceversa sprecherai tempo e risorse per creare contenuti che vedranno in pochissimi. Ha senso?

4. Non basta “il ragazzo giovane dell’ufficio” per gestire BENE la nostra attività su Facebook

Il fatto che nel 2017 debba ancora ripetere queste cose mi deprime abbastanza, ma non mi scoraggio.

Facebook negli anni è diventato un sistema davvero complesso, che permette davvero alle aziende piccole e grandi di raggiungere obiettivi concreti, dal semplice “farsi conoscere” (brand awareness) all’acquisire contatti e clienti misurando l’effettivo ritorno sull’investimento pubblicitario e di offrire un fantastico sistema di customer care tramite Messenger,  tuttavia ancora si tende a pensare (anche in aziende medio-grandi, di qui il mio scoraggiamento), che basti il baldo giovane che sa smanettare con il computer e la segreteria (che nel frattempo deve fare altre mille cose) che ama spippolare su Instagram per gestire la presenza del nostro brand nei social network.

Ecco, puoi farlo, ma fai anche pace con il fatto che difficilmente potrai rendere questo spazio una concreta risorsa di business se farai gestire la presenza della tua azienda da persone non formate, specializzate e strategicamente guidate.

Anzi, rischi anche di fare delle figurette, perché ricordati che quella che metti su Facebook è la faccia della tua azienda.

5. Su Facebook vengono pubblicate solo cose stupide e cazzate, non c’è spazio per le questioni serie. O anche no

Ok, anche questa affermazione denota una conoscenza non molto approfondita delle dinamiche della piattaforma.

Per spiegare meglio come funziona, cito le esatte parole che ha usato Facebook nella carta delle linee guida per i Publisher

We are not in the business of picking which issues the world should read about, but we are in the business of connecting people with the stories they find most meaningful.

A Facebook non importa mostrare alle persone le cose che dovrebbero leggere e sapere, ma ciò che mostrano essere per loro più rilevante; ora, l’algoritmo ha più di 100.000 fattori che decretano chi vede cosa e non è questa la sede per sviscerare quelli conosciuti, ma il punto è che più mostri di interagire con un determinato tipo di contenuto, formato, persona/pagina, più Facebook tenderà a mostrartene di quella tipologia poiché il suo obiettivo è farti vedere ciò che è più interessante per te (così passi più tempo sulla piattaforma, condividi più informazioni, clicchi più inserzioni e così via).

Come direbbe il mio collega Nicola “ognuno ha la Sezione Notizie che si merita”, per cui chi vede ogni giorno post insulsi, banali, vuoti, dovrebbe farsi un paio di domande su cosa gli piace e che tipo di “amici” si è messo intorno.

In realtà, per esperienza diretta so che su Facebook c’è spazio anche per contenuti alti, addirittura specialistici e tecnici, tutto sta nel riuscire a crearsi intorno un’audience realmente interessata a questo tipo di contenuti e saperli trasferire (rientra tra i pilastri del successo dei social).

Quindi, se i contenuti della pagina sono per così dire “di spessore” e nessuno ci considera, anziché lamentarci del genere umano di bassa lega che ci circonda (ok, in parte è vero), iniziamo a pensare se ci siamo costruiti intorno un’audience realmente interessata a quella tipologia di contenuti e se li sappiamo trasferire e raccontare come si deve.

 

So che non è facile fare i conti con una realtà in continua evoluzione come è quella digitale e, soprattutto, come è quella dei Social Network, ma è necessario venire a patti il prima possibile con certe dinamiche; viceversa si rischia di fare il Don Chisciotte contro i mulini al vento della situazione.

E portare pochi risultati a ccasa.

 

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